Diligentia Artis_Valentine

Sin dall’alba dei tempi il legame tra arte e mercato è indissolubile: nessuno, nemmeno il più alto tra gli idealisti può cercare di smontarlo. Ciò nonostante, nel tempo, si sono standardizzate due figure che non sempre trovano il loro riscontro nella realtà. Da un lato abbiamo l’artista bohémien, con il suo decadentismo romantico, ai margini della società, con il suo totale distacco da tutto ciò che è pratico e la sua aberrazione per il mondo borghese. Dall’altro abbiamo gli eredi della “Pop Art”, che mal interpretando il messaggio talora anche provocatorio dell’arte atta al consumo, sono pronti a soddisfare, con giusto equilibrio tra il moderno servilismo da corte e la buona retorica facilmente vendibile, ogni esigenza della vacua modernità. Qui nessuno è atto a scandalizzarsi per quella che è l’esigenza ovvia dell’artista di sopravvivere, come nessuno critica l’atto della commissione, nella piena coscienza che è anche grazie a questo che nascono i grandi geni della nostra era: da Samotracia a Van Dyck spesso l’arte trova la sua esplicazione proprio grazie ad un Mecenate di turno. Allora perché per scandalizzarsi? Il passaggio fondamentale è quel momento puntuale in cui l’artista diventa meretrice della propria arte. Non più devoto all’ars, ad un messaggio universale, o ad una basica esigenza di rimarcare il proprio distacco: bensì vendibile e reputabile poco più che una banalissima merce di scambio. Ma in un mondo in cui anche il filosofo o l’asceta si ritrova a dover sponsorizzare se stesso, a pubblicizzarsi, a scendere a patti con il capitalismo sovrano per far sentire la propria voce, come può l’artista tenersene lontano?
Qui Diligentia Artis viene a sottolineare l’ennesimo distaccamento dai due canoni artistici: questo snobismo distaccato, questa inettitudine contribuisce altresì al meccanismo di cui sopra quanto chi volutamente vi ci china il capo e se ne chiama a suddito.
E’ così che riprendendo la propria posizione l’artista può e deve contestare la dominazione che lo vede per primo schiavo. Schiavitù che fa sua ogni aspetto della vita quotidiana. Con queste basi il messaggio nietzschiano viene accolto, nel suo distruggere per poi ricostruire. Perché la distruzione, di volta in volta allegoricamente rappresentata dal soggetto che si va a contestare (la bambola, il cuore…), deve necessariamente essere seguita dalla costruzione, dalla reazione positiva ad essa collegata (l’iniezione di colore).
Interesse primario del consumismo è senza dubbio la livellazione. Essa va intesa sia come livellamento di pensiero che come livellamento emotivo. Trovandoci, dunque, di fronte una sorta di ricettario prestabilito abbiamo già declinati e pronti all’uso tutti i comportamenti di rito. Festeggiamo il Natale scambiandoci doni, travestiamo i nostri bambini a Carnevale, ci doniamo fiori e cioccolatini tra amanti per San Valentino. Ed il ricordo della nascita di Gesù, delle antiche tradizioni rituali in onore dei defunti ed il martirio di un Santo sono ormai eventi che fluttuano in un vago ricordo.
Così anche quest’anno è passato il 14 febbraio e, come sempre è passata la ricorrenza in cui ci ricordiamo di come Eros abbia colpito il nostro cuore. La raffigurazione onirica ci appare immediatamente: del resto viviamo nell’era delle immagini e nulla di più facile v’è per noi se non pensare al dolce putto dai capelli d’oro che, nel pieno della sua grazia, sparge amore per il mondo. Ma cosa accadrebbe se noi, anche chi di noi è maggiormente cinico, si trovasse davvero innanzi un cuore trafitto? Può, nel suo paradosso, la dicotomia tra l’idealizzazione del concetto d’amare e la sua rappresentazione nel senso più pragmatico possibile diventare esso stesso simbolo di quell’era consumistica che tutto rovina e tutto distrugge?
Dopo le bambole trafitte da siringhe di colore del 21 dicembre, è nella notte tra il 13 ed il 14 febbraio che i nostri artisti hanno compiuto un blitz artistico in quello che oramai è stato eletto come simbolo dell’amore qualunquista e da cioccolatino: Ponte Milvio. Con un’installazione di 13 cuori trafitti da siringhe sopra i famigerati lucchetti, il gruppo vuole ribellarsi all’ottica consumistica che ci costringe inesorabilmente ad un sentimento di convenienza per pura omologazione sociale.
Omologazione che trapela anche dalle interviste alle famigerate “coppiette”. Costrette da un ridicolissimo cuore gigante a rispondere a domande del tutto banali ed ironiche, con le loro risposte in standard inesorabilmente riproposto, non fanno altro che rimarcare la volontà di scandalo e reazione.
Il progetto, nato dall’azione, viene poi sviluppandosi in una serie di scatti fotografici che vedono come protagonista il figlio di Poros e Penìa.

Testo critico Andrea Lorenza Principi Nini

Dettagli del progetto
Nome: Diligentia Artis_Valentine
Anno di realizzazione: 2012
Committente: PassOver.lab
Hanno collaborato: Andrea Lorenza Principi Nini, Francesca Perillo
Scatti: Marino Festuccia
Post-produzione: Marino Festuccia
Location: PassOver.lab
Concept: Marino Festuccia, da un progetto di Sergio Angeli